Disabilità non visibili: riconoscere ciò che non appare
Non tutte le difficoltà si vedono. Il rispetto comincia dal non giudicare.
Una persona può convivere con difficoltà, limitazioni o condizioni di salute che non mostrano segni immediatamente riconoscibili. Questo non rende la sua esperienza meno reale.
Indice dell’articolo
Non tutte le difficoltà sono immediatamente riconoscibili
Quando pensiamo alla disabilità, spesso immaginiamo una condizione immediatamente riconoscibile. Esistono però disabilità e condizioni di salute i cui effetti non sono evidenti a uno sguardo esterno.
Una persona può convivere con affaticamento, dolore, difficoltà respiratorie o limitazioni motorie, sensoriali, neurologiche o cognitive senza mostrare segni immediatamente visibili. Questo non rende la sua esperienza meno reale e non riduce l’impatto che tali difficoltà possono avere sulla vita quotidiana.
Le disabilità non visibili comprendono situazioni molto diverse tra loro. Possono riguardare persone con patologie croniche, cardiopatie, condizioni respiratorie o neurologiche, dolore persistente, difficoltà sensoriali o cognitive e condizioni legate alla salute mentale.
Non si tratta di una categoria diagnostica definita né di un elenco chiuso di condizioni. La stessa patologia può avere conseguenze differenti da persona a persona.
Alcuni aspetti della disabilità possono essere visibili, mentre altri possono non esserlo.
L’espressione “disabilità non visibili” si riferisce a disabilità, difficoltà o limitazioni che possono presentare pochi o nessun segno immediatamente riconoscibile dall’esterno, senza suggerire che la persona scelga deliberatamente di nascondere la propria condizione.
Parlarne significa richiamare l’attenzione non soltanto su ciò che appare, ma anche sulle difficoltà e sui bisogni concretamente vissuti dalla persona.
La disabilità non coincide con ciò che vediamo
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la disabilità non dipende soltanto dalla condizione di salute della persona, ma deriva anche dall’interazione con i fattori ambientali e sociali del contesto in cui vive.
Barriere fisiche, organizzative, comunicative e sociali possono aumentare le difficoltà, mentre sostegni adeguati e contesti accessibili possono favorire autonomia e partecipazione.
Non è sufficiente osservare una persona per comprendere le difficoltà che può incontrare o il sostegno di cui può avere bisogno.
Difficoltà reali che possono non essere visibili
Le cardiopatie congenite comprendono condizioni molto diverse per caratteristiche anatomiche, complessità clinica ed evoluzione nel tempo.
Molte persone conducono una vita attiva e soddisfacente; alcune, tuttavia, possono convivere con sintomi, limitazioni o bisogni che non sono immediatamente riconoscibili dall’esterno.
Una persona può non mostrare segni evidenti della propria condizione e, nello stesso tempo, sperimentare affaticamento, ridotta tolleranza allo sforzo, difficoltà respiratorie o palpitazioni, talvolta associate ad aritmie.
Possono inoltre incidere sulla vita quotidiana le conseguenze della cardiopatia e dei precedenti trattamenti, gli effetti di alcune terapie, la necessità di controlli periodici o l’indicazione a seguire precauzioni definite individualmente dal proprio centro specialistico.
Ogni esperienza è differente
Persone con una diagnosi simile possono avere condizioni cliniche, capacità funzionali e necessità molto diverse. Anche nella stessa persona, lo stato di salute e la tolleranza alle attività possono cambiare nel tempo.
La complessità anatomica della cardiopatia non descrive da sola il modo in cui una persona sta o ciò che riesce a fare.
Per comprenderne la condizione è necessario considerare anche la funzione cardiaca, l’eventuale presenza di aritmie o altre complicanze, la risposta allo sforzo, i trattamenti ricevuti e l’esperienza riferita direttamente dalla persona.
Non è quindi corretto dedurre lo stato di salute, le capacità o i bisogni di qualcuno dal suo aspetto. Il fatto che una difficoltà non sia visibile non significa che sia meno concreta o meno rilevante.
Riconoscere le possibili difficoltà non visibili associate a una cardiopatia congenita non significa presumere che ogni persona abbia necessariamente una disabilità o una limitazione funzionale.
Significa evitare sia di sottovalutarne i bisogni, sia di definirla soltanto attraverso la diagnosi. Significa soprattutto ascoltare la persona, rispettarne l’autonomia e riconoscere che, in alcune circostanze, può avere bisogno di una pausa, di tempi adeguati, di un posto a sedere, di un’organizzazione più flessibile o di altri adattamenti proporzionati alla sua situazione.
Ogni persona con cardiopatia congenita ha una storia clinica e un’esperienza di vita proprie. Nessun giudizio basato sull’apparenza può sostituire l’ascolto.
Bisogni che possono non essere evidenti
A seconda della condizione e della situazione, una persona con disabilità non visibile può incontrare una o più delle seguenti difficoltà:
Questi esempi non descrivono tutte le possibili esperienze e non devono essere utilizzati per attribuire automaticamente un bisogno a una persona sulla base della diagnosi. Ogni situazione deve essere ascoltata e valutata individualmente.
Il peso del giudizio
Chi vive con una disabilità non visibile può trovarsi a dover giustificare richieste che, per altre persone, appaiono poco comprensibili.
Può accadere quando utilizza un posto prioritario, necessita di una pausa, chiede tempi più lunghi o ricorre a un servizio dedicato.
In assenza di segni esteriori, il bisogno può essere sottovalutato o messo in dubbio.
Essere osservati con sospetto o sentirsi obbligati a spiegare continuamente la propria condizione può generare disagio e scoraggiare la richiesta di aiuto.
In alcuni casi, la persona può rinunciare a partecipare ad attività, spostamenti o occasioni sociali per evitare incomprensioni.
Non è necessario conoscere una diagnosi per rispettare un bisogno
Le informazioni relative alla salute appartengono alla sfera personale. Una persona può scegliere di condividere la propria condizione, ma non dovrebbe essere costretta a raccontare dettagli clinici non necessari per essere ascoltata e rispettata.
Alcune persone utilizzano tessere, simboli o altri strumenti per segnalare che potrebbero avere bisogno di assistenza.
Questi strumenti possono facilitare la comunicazione, ma non devono diventare una condizione necessaria per essere ascoltati o ricevere assistenza.
Che cosa possiamo fare
Riconoscere le disabilità non visibili significa adottare comportamenti semplici ma importanti.
L’accessibilità non riguarda soltanto l’eliminazione delle barriere architettoniche.
Significa creare contesti nei quali persone con esigenze diverse possano partecipare in condizioni di dignità, sicurezza e pari opportunità.
Prima di giudicare, fermiamoci
Una persona che utilizza un posto prioritario potrebbe avere una ridotta resistenza allo sforzo.
Una persona che necessita di più tempo potrebbe avere una difficoltà cognitiva, sensoriale o neurologica.
Una persona che si allontana da un ambiente affollato potrebbe trovarsi in una situazione di sovraccarico o di malessere.
Non tutte le disabilità sono visibili. Tutte meritano ascolto, rispetto e pari riconoscimento.Disabilità. C’è anche se non la vedi
Scopri la campagna di sensibilizzazione promossa da AICCA e il materiale dedicato alle disabilità non visibili.
Bibliografia essenziale
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